La terra degli uomini rossi
Settembre 23, 2008 by miriam.comito
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I Guarani del Brasile stannos offrendo terribilmente per la perdita quasi totale delle loro terre, disboscate e usurpate da allevatori e coltivatori di tè a partire dalla fine dell’800. “Mato grosso” significa “foresta fitta”. Ma degli alberi non c’è più traccia. Negli ultimi decenni anche le poche terre che i Kaiowà cercavano disperatamente di conservare sono state dimezzate , oggi misurano meno di 25.000 ettari. Le loro comunità vivono ammassate in anguste riserve istituite dal governo ai margini delle città: piccoli appezamenti di terreno simili a Bidonville , completamente circondati da ranch e piantagioni. Questi minuscoli fazzoletti di terra non sono sufficenti a sostentarli attraverso la caccia, la pesca e l’agricoltura tradizionali. I bambini, soffrono quindi gravi forme di malnutrizione. Per sopravvivere, adulti e ragazzi sono costretti a cercare lavoro come manovalanza stagionale nelle piantagioni di canna da zucchero e nelle disstillerie di alcol che circondano i loro territori.
Da decenni il Brasile è uno dei più grandi produttori di biocombustibili al mondo, e la maggior parte delle sue automobili funzionano a etanolo. Oggi, il paese ambisce a diventarne il più grande esportatore con 26 miliardi di litri all’anno entro il 2010. La maggior parte della canna da zucchero, da cui si ricava l’etanolo, viene coltivata in quelle che un tempo erano le foreste dei Guarani. Nel solo stato del Mato Grosso esistono già 11 piantagioni ma altre 30 sono in costruzione e una quarantina in fase di progettazione.
Negli ultimi venti anni oltre 517 Guarani- Kaiowà si sono suicidati; molti erano ragazzi. Stanchi di aspettare l’intervento delle autorità, da alcuni anni le comunità hanno iniziato a rioccupare le loro terre (Retromada) sfidando le violente reazioni dei “fazendeiro” e dei loro sicari, assoldati per intimidire, picchiare, uccidere. Spesso i leader delle comunità che rioccupano i loro territori vengono uccisi brutalmente sotto gli occhi dei loro famigliari.
Fonte: Survival international
Marco Bechis nel suo film “La terra degli uomini rossi” presentato alla 65° edizione del Festival del cinema di Venezia, racconta il disagio provato dagli indio per la perdita incessante e progressiva delle loro terre, di cui erano leggitimi proprietari, la loro ribellione. Il regista italo-cileno riesce a rendere per immagini la contrapposizione tra i due mondi, diversi ma purtroppo vicini, in cui specialmente le generazioni più giovani provano la curiosità dell’altro.
Due dei nostri migliori attori Chiara Caselli (la fazendeira) e Claudio Santamaria (lo spaventapasseri) si sono prestati ad interpretare ruoli marginali, per lasciare la scena ai veri protagonisti del film i Guarani -Kaiowà. Ed è proprio questo il valore aggiunto del film di Bechis, pone l’accento sugli indios per aiutarli a far conoscere nel mondo la loro causa, e non li relega in secondo piano, per dare spzio agli attori professionisti.
Claudio Santamaria, in particolare ha dichiarato che con questo film si è reso conto di come il lavoro dell’attore può essere utile a porre in luce delle ingiustizie perpretrate a danno dei più deboli…più deboli ma nn arrendevoli!
Sono stata presente alla conferenza stampa tenuta a Milano il 4 settembre presso la Casa Morigi, e ho potuto constatare quale bellissimo legame claudio abbia instaurato con i Kaiowà, quanto s i sia integrato con loro e loro con lui e questo dimostra ancora una volta quanto Claudio sia avanti.
per info e aiuti, GUARANI SURVIVAL FUND: www.guarani-survival.org
Miriam Comito


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